Baba Yoga – L’uomo progressivo

L’uomo Progressivo non è solo un disco eccezionale ma una filosofia che tenta di sostituire l’essere umano …… con Dio. Nomi illustri son stati chiamati ad orchestrare questo splendido concept che pone le basi di un percorso che si muove tra world music e rock.

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Not A Good Sign – Icebound

Fare dell’autoproduzione il proprio marchio di fabbrica non è da tutti come è da pochi artisti decidere di distribuire le proprie produzioni attraverso il digitale come in passato insegnò anche un certo David Bowie, di sicuro precursore attento ed artista illuminato come pochi (potremmo anche dire che sia stato l’unico in tal senso). 

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Goad – Landor

Dalla Black Widow Records arriva questa interessante produzione che viaggia nei suoni più accattivanti che rendono il progressive l’unico luogo sonoro dove le note si incontrano e si intersecano senza alcun strafare. I Goad sanno viaggiare tra un hard prog che sfocia spesso in un dark da sogno dove, come…. in un’arcobaleno appaiono i colori di un progressive che è senza fronzoli.

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Osanna – Palepoli

Napoli è una città affascinante, contraddittoria ed allo stesso tempo complicata. Napoli è quanto di meglio l’italianità può offrire al mondo intero e da lì, in quello splendore dominato da un dormiente vulcano, quello che giunge a noi sono le note di un parlato unico, di una musica contaminata dal popolare, dalle storie della gente che tira a campà in mille modi.

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The Trip – Atlantide

“I cambi di formazione si fanno sentire in questo album che è più solido dei precedenti, grazie al nuovo arrivato Furio Chirico, ma anche meno originale e, soprattutto meno innovativo. Le tastiere di Joe Vescovi sono sempre protagoniste e anzi il lavoro del capelluto musicista genovese viene incorniciato da una sezione ritmica davvero micidiale. L’assenza della chitarra smussa quelle tendenze blues che avevano contraddistinto le prime opere del complesso. Manca però quell’irruenza, quella voglia di stupire (senza effetti speciali) che avevano reso The Trip e Caronte due album imprescindibili (o quasi) per la musica italiana. Affiora qua e là un po’ di mestiere o perlomeno la sensazione che Atlantide, pur senza grandi cadute di stile, sia un album di transizione.”

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