The Cure – Pornography

In una delle nostre precedenti recensioni sui The Cure avevamo parlato di una sorta di sconforto che lentamente coinvolgeva, per problemi strettamente personali, ogni elemento delle band inglese. Questa sorta di flagello personale, dopo la pubblicazione di Faith aveva condotto i The Cure a pensare alla realizzazione di un lavoro

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The Cure – Faith

Nel 1981, in un’intervista, il leader dei The Cure, band della quale ci stiamo occupando ora, dichiarava “Ho sempre cercato di scrivere un album che fosse unitario, che spiegasse una certa atmosfera nel suo insieme, perché se vuoi esplorare qualcosa, per farlo ti serve più di una canzone”.

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The Cure – Seventeen Seconds

Seventeen Seconds venne pubblicato ad aprile del 1980 con una grossa novità rispetto ai precedenti lavori. Infatti fu in questo disco che vennero inserite per la prima volta le tastiere che modificaro un po’ il sound della band. Le sonorità sono sempre più rivolte ad un post punk elaborato tanto da sembrare, a volte, una sorta di marcia funebre che fa da sfondo ai testi.

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Alibi – Alibi

Ci troviamo qui di fronte ad un esordio davvero particolare per il sound che gli Alibi sono in grado di scatenare, grazie a quel italico rock che va soltanto apprezzato. E per quanto il suono di questa band possa davvero stravolgere le vostre orecchie, ci sembra che i ragazzi di San Marino abbiano a riferimento sonoro band come Le Vibrazioni ed i Subsonica.

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The Cure – Three Imaginary Boys

Tra post-punk e new wave il ritorno dei The Cure è uno tra quelli più attesi del 2019. Ed è proprio in attesa di Robert Smith & C. che ci prendiamo la libertà di ripercorrere la loro carriera attraverso i dischi che recensiremo qui cercando, per quanto possibile, di condurre i nostri lettori in quel viaggio che, più di una volta, attraverso l’ascolto (ed un lontanissimo 30 novembre 1987 al Palasport di Firenze che ci riporta davvero al glorioso passato) abbiamo fatto con vero entusiasmo.

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Jameson Street Sounds 2018

Ma la musica da strada è o no un palcoscenico? Direi di si anche se, la strada, per molti è anche quella che hanno cantato, in modi differenti, Woody Guthrie, Bob Dylan, Lou Reed e tanti altri cantori e scrittori come Kerouac ed oggi è anche una delle produzioni più interessanti che ci siano capitate tra le mani, anche per distrarci un po’ dalle note rock cui siamo abituati.

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Sdang e Il Paese Dei Camini Spenti

Secondo il motto “raccontiamo storie senza parlare”, il duo lascia largo spazio all’immaginazione dell’ascoltatore affidando ai titoli dei brani l’ancora delle suggestioni, motivo per immergersi completamente nelle vie di questo misterioso paese per un vagabondaggio di circa 35 minuti che inizia con delle gocce di pioggia per poi…

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T. Rex – Dandy In The Underworld

L’uscita di questa produzione bolaniana coincise con l’avvento nel panorama musicale, e non solo in quello, del punk rock. E mentre in molti da una parte sostenevano la nuova tendenza, dall’altra erano in tanti a denigrare la musica di quel periodo che più che musica era considerato solo  l’abominevole suono generazionale.

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